Il matrimonio combinato è il fulcro delle società, indo-pakistana e bengalese. In quei paesi è l’unico modo di sposarsi e di vivere l’identità culturale che si fonda sul concetto di gruppo. Queste usanze entrano in crisi e si diluiscono, già nel momento in cui le popolazioni delle aree rurali si spostano verso le città. Lo shock culturale all’interno di quelle famiglie raggiunge il massimo quando queste persone emigrano in Europa.

La comunità pakistana in Italia è la seconda in Europa per dimensione, conta 150 mila persone. Tragedie come quella di cui è stata vittima Saman ne sono già accadute e si registrano diversi casi di giovani donne abusate dalle famiglie per via dei matrimoni combinati. Si è avuta anche notizia di bambine cui è stato negato il diritto allo studio per costringerle a sposarsi nel loro paese d’origine.

Le seconde generazioni e in prima linea le giovani donne, vivono schiacciate, da un lato, dal retroterra culturale da cui provengono e dall’altro dai pregiudizi nei loro confronti, diffusi nel Paese che sentono essere il loro ma che non li riconosce e gli nega ditti fondamentali, partendo da quello di cittadinanza. Da un lato, per sopravvivere devono combattere contro le proprie famiglie. Dall’altro, lottano strenuamente per integrarsi, contro i molti stereotipi cui sono associati.