Carlo Alberto fondò la “Regia Deputazione sopra gli studi di Storia patria” permettendone l’accesso, fino a quel momento negato, agli studiosi. Grazie a questa nuova possibilità, nacque l’idea di raccogliere in un’unica opera tutte le informazioni su ogni singolo comune e villaggio dello Stato Sabaudo: un’impresa che assumerà il nome di “Dizionario geografico, storico, statistico, commerciale degli stati di S. M. il Re di Sardegna”.
Nel 1838 erano stati completati solo 3 volumi, nel 1855 i volumi pubblicati erano 26. Questa immane opera lo impegnò per tutta la vita, e malgrado non avesse mai goduto di ottima salute, riuscì a portare a termine l’impresa anche grazie alla collaborazione coon Vittorio Angius. Morì un anno dopo l’ultimazione del suo “Dizionario”.

San Gavino Monreale , grosso comune della Sardegna, capoluogo di mandamento della prefettura di Cagliari già compreso nell’antico di Colostrai del regno di Arborea quindi dopo l’abolizione di quel famoso Giudicato (quando il Governo d’Aragona ne distribuì per vendite o donazioni le terre ai suoi baroni), nella Baronìa di Monreale, nome sostituito all’antica appellazione di Colostrai, e che erasi appropriato al castello (su Castellu), dopo che nel 1324, l’Infante don Alfonso, temendo per la sposa nei pericoli della guerra, che combatteva contro i Pisani d’lglesias e di Cagliari, la mandò in quella fortezza del Giudice di Arborea per esservi sicura da’ nemici e da’ loro partigiani, e per non patire della malaria (l’ intemperie). La popolazione, che appellasi da s. Gavino, e siede nel sito ove ora si trova, non ebbe in principio questo nome, ma quello di Nurazzeddu, o Nuraghellu.
Nurazzeddu essendo rimasto deserto o rovinato, più probabilmente in alcuna delle molte guerre, combattute tra i Giudici di Cagliari o Plumino ed i re d’Arborea, o tra questi ed i re d’Aragona, che in tempo di pestilenza; ed essendosi poscia ristaurate le abitazioni, non più nell’antico sito, ma intorno alla chiesa di s. Gavino, però fu il novello popolo denominato da quel santo martire. Se si può proporre come probabilissimo questo avvenimento, non se ne potrà mai indicare l’epoca precisa, se pure non venga alla luce qualche documento

Sono tre vie principali (rugas) e la prima divide il popolato quasi in due parti eguali, denominata una parte dalla parrocchia, l’altra detta cammino di Cagliari, perché si esce da quella per andare alla capitale. Anche le case più notevoli sono d’un solo piano, fabbricate tutte di mattoni crudi con solai per mettere i grani ed i legumi. La posizione geografica di s. Gavino resta determinata nella latitudine 39°32’50”, e nella longitudine occidentale del meridiano di Cagliari 0°19’30”. La sua situazione è nella parte superiore del piano, che dal bacino di Sabàzu, che dicevasi stagno di Sellòri, discende alle maremme Nabolitane [recte Neapolitane], o di Terralba. Coperto quest’abitato almeno in parte agli aquiloni per la notevole mole di Monreale, resta esposto agli altri venti, principalmente al maestrale, che vi soffia senza alcuna opposizione dal golfo di Oristano. Le montagne di Guspini distanti miglia 8, e le colline di Sardara e Sellori distanti miglia 5, tolgono alquanto di forza al ponente ed al levante; ma alla parte di mezzodì, perché l’elevazione del suolo è pochissima, perciò nell’abitato si deve patire anche dell’ influenza degli australi. Se tacciono gli aquilonari e maestrali, il caldo è molestissimo nell’estate, il freddo mitissimo nell’inverno. Per questa temperatura invernale, 

la neve, che pure non cadevi tutti gli anni, si scioglie prestamente, in meno di 24 ore e di rado che la elettricità produca la meteora della grandine, ed è più raro che le vigne e le frutta patiscano dalla medesima. E questo uno de paesi dove più sentasi umidità, la quale è insoffribile nè tempi piovosi. Il suolo del paese, mancando di declività, anzi essendo alquanto concavo, ritiene, come in un bacino, le alluvioni che si versano in esso dalla parte di mezzodì e da quella di levante; le vie restano inondate, e vede: un immenso pantano, tra il quale sorgono le case. Questo pantano non può in certi punti guazzarsi a cavallo senza pericolo di sprofondare e perire, come miseramente accadde ad alcuni incauti. Un viaggiatore che vi passi la prima volta, rischia, se non sia guidato da una persona pratica, ed il rischio è maggiore nell’entrata e nell’uscita dal paese, nella via da Cagliari ad Oristano, ed in quella a Sellori. Nell’anno 1846, per un copioso acquazzone, che ruppe dalle nubi del libeccio, il paese restò inondato ed il lago levossi in certi punti a due metri: onde avvenne nè vicinati (rioni) di s. Croce e di Nurazzeddu che le case fabbricare di làderi (mattoni crudi), nello scioglimento di questi rovinassero, e si patisse un danno considerevolissimo (relativamente al paese), perchè fu stimato non minore di lire nuove 50 mila. Fortunatamente non perivano che due sole persone.

Per approfondimenti dizionario Casalis -Angius